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curiosi promossi da COMIDA
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A bizzeffe
Viene dalla lingua
araba, dove bizzaf significa "molto".
E' anche interessante
notare quanto dice il Minucci nelle "Note al
Malmantile":
"Quando il sommo magistrato romano intendeva fare a un supplicante
la
grazia senza limitazione, faceva il rescritto sotto al memoriale, che
diceva
'fiat, fiat' (sia sia) anziché semplicemente 'fiat', che scrivevasi
quando
la grazia era meno piena, dipoi per brevità costumarono di dimostrare
questa
pienezza di grazia con due sole 'ff', onde quello che conseguiva tal
grazia
diceva: Ho avuto la grazia a 'bis effe'".
Acqua in bocca
Il lessicografo
Giacchi dà questa spiegazione. Si narra che una femminuccia, molto
dedita alla maldicenza, ma anche devotissima, pregasse il suo confessore
di darle un rimedio contro quel peccato. Il confessore insinuava
conforti e preghiere, ma inutilmente. Un bel giorno diede alla donna una
boccetta d'acqua del pozzo raccomandandole di tenerla sempre con sé e
quando sentiva la voglia di 'sparlare' ne mettesse alcune gocce in bocca
e ve le tenesse ben chiuse finché non fosse passata la tentazione. La
donna così fece, e negli atti ripetuti trovò tanto vantaggio, che alla
fine si liberò dal vizio dominante, e come fosse femmina di poco
levatura tenne poi quell'acqua per miracolosa.
Avere la coda di
paglia
Un'antica favola
racconta che una giovane volpe cadde disgraziatamente in una tagliola;
riuscì a fuggire ma gran parte della coda rimase nella tagliola. Si sa
che la bellezza delle volpi è tutta nella coda, e la poveretta si
vergognava di farsi vedere con quel brutto mozzicone. Gli animali che la
conoscevano ebbero pietà e le costruirono una coda di paglia. Tutti
mantennero il segreto tranne un galletto che disse la cosa in confidenza
a qualcuno e, di confidenza in confidenza, la cosa fu saputa dai
padroni dei pollai, i quali accesero un po' di fuoco davanti ad ogni
stia. La volpe, per paura di bruciarsi la coda, evitò di avvicinarsi
alle stie. Si dice che uno ha la coda di paglia quando ha
commesso qualche birbonata ed ha paura di essere scoperto.
Fare fiasco
Anticamente c'era a
Firenze un artista comico che, ogni sera, si presentava tenendo fra le
mani un oggetto nuovo; e su questo oggetto improvvisava versi buffi che
facevano ridere il pubblico. Una sera si presentò con un fiasco, ma i
versi non piacquero e ci fu un concerto di fischi. Da allora in poi si
disse far fiasco per non riuscire in qualche cosa.
Mangiare la foglia
In origine
l'espressione era "aver mangiato la foglia" con il significato di
'capire al volo'; intendere prontamente il senso del discorso; capire
subito le intenzioni altrui. Fra le tante spiegazioni, quella che dà Ugo
Enrico Paoli sembra la più convincente. Egli considera la foglia come
un collettivo: più foglie che si fanno mangiare agli animali vaccini.
Questi si dividono in due gruppi: i lattanti che prendono il nutrimento
dalla poppa materna e le bestie adulte che hanno già cominciato a
mangiare la ... foglia. Secondo il Paoli, quindi, il senso pratico del
mondo contadino ha associato alla locuzione "aver mangiato la foglia" il
concetto di saggezza.